Grandangolo su Salerno

UN PUNTO DI VISTA SULLA “BUONA SCUOLA”

 

 

Non ho voluto lasciare irricevuto l’invito ad intervenire sulla nuova legislazione scolastica..

Parto dai mesi del governo Monti allorché, forse anche come frutto anche questo del memorandum imposto all’Italia dall’UE, fu avviata un a massiccia campagna mediatica contro gli insegnanti, descritti come fannulloni, arcaici e incapaci.

Il dibattito è stato fatto proprio dal governo Renzi, al punto che esso ha impedito di discutere sull’impianto generale della riforma della “buona scuola” e del tipo di scuola e di società che essa prefigura, fatta eccezione per il dibattito fra gli addetti ai lavori.

Avalli alle critiche della stampa “libera”erano e sono forniti da due ricerche, dell’OCSE che nel 2010 segnala l’Italia come uno dei paesi in cui la scuola garantisce meno mobilità sociale e del CENSIS, di pochi mesi or sono, che fornisce drammatici dati sul calo delle iscrizioni all’Università e sulla crescita del tasso di abbandono dagli studi degli alunni di famiglie disagiate.

Queste considerazioni, che spesso non vengono sottoposte ad alcun confronto con i soggetti coinvolti, dimostrano che, prima di attribuire alla scuola responsabilità di tale portata, ci si dovrebbe chiedere dove reperire possibilità di lavoro per manodopera qualificata in settori avanzati, vista la scarsa propensione a investimenti del genere da parte di imprenditori privati.

E poi perché affidare alla scuola questa responsabilità, senza prendere atto dell’evidenza che l’aumento della disuguaglianza a livello generale non consente alla scuola di esercitare alcuna funzione di mobilità sociale, specie in un paese debole e predente nella globalizzazione, come l’Italia.

A conferma di una debolezza strutturale vale la pena citare anche alcuni episodi che testimoniano della scarsa sensibilità delle classi dirigenti italiane:il provvedimento del governo Letta che puntava ad un’occupazione stabile per centomila posti fra il 2013 e il 2015 è riuscito a farlo solo per ventiduemila, la polemica contro il liceo classico colpevole di assorbire gli studenti migliori distogliendoli da scienze ed economia.

Con un atteggiamento invece del tutto politicista e di scarsa sensibilità alle posizioni di migliaia di precari, il governo ha perpetrato un vero e proprio ricatto collegando l’assunzione di8 centomila precari all’approvazione della legge, dimostrando nei fatti di voler puntare piuttosto alla rottura sindacale, creando, per giunta, senza opportuni accorgimenti, un ennesimo trasferimento di intellettuali dal Sua al Nord.

E’ difficile comprendere, a fronte di questo quadro, che importanza può avere una nuova legge sulla scuola, che non fa che giocare sulle parole per dare un senso alla sua esecuzione.

I suoi contenuti, infatti, sembrano piuttosto ripetere vecchie scelte di precedenti governi.

A proposito dell’autonomia, con un escamotage di dubbia costituzionalità, si dice che si dà attuazione “all’autonomia delle istituzioni scolastiche di cui all’art.21 della legge 15 marzo 1997, n.59 e successive modificazioni”. Analoghe perplessità di ordine costituzionale, che, fan dire ad alcuni, procurano una profonda ferita alla legalità democratica, sono state avanzate per il potere conferito ai dirigenti scolastici della “chiamata diretta”, a fronte di una sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato, oper l’arbitrarietà dei criteri di selezione dell’Amministrazione Pubblica, un esperimento di chiamata diretta da oparte dei presidi prevista dalla Regione Lombardia.

Appare, inoltre, una rimodulazione di espressioni precedentemente utilizzate il “nuovo” piano triennale dell’oifferta formativa al posto dell’adusato piano annuale dell’offerta formativa, con l’intervento, semmai, di una verifica annuale dello stesso anno per anno.

Sulla formazione di uno staff che collabori con il dirigente scolastico, basta seguire le esperienze, sempre puiù plausibili, condotte da vrie scuole, che fanno uso di correttezza formale e sostanziale nella formulazione di graduatorie per incarichi nell’ambito dell’attuale sistema scolastico da cui emergono staff di assoluto valore, innanzitutto per dichiarata disponibilità, ma soprattutto per conclamata competenza.

L’intelligenza del mondo della scuola italiana sono certo che dimostrerà la sua grande capacità di “macinare” questa come già ha fatto per quelle degli ultimi venti anni, perché tanti insegnanti “che ostinatamente svolgono il loro ruolo di stimolo intellettuale per i propri allievi e costruiscono giorno per giorno quella specifica relazione umana che è il rapporto didattico”, rappresentano la negazione vivente delle idee della buona scuola.

Il tutto lascia veramente ritenere condivisibile l’affermazione che ci si trovi dinanzi alla tendenza delle nostre classi dirigenti ad occuparsi del “sesso degli angeli”.

Anche perché continuiamo ad assistere all’emigrazione all’estero dei pochi laureati in materie tecniche e scientifiche, nel mentre la commissione europea dà grande prova di coerenza nel momento in cui, da una parte invita a rafforzare le politiche dell’istruzione e dall’altra richiede esplicitamente tagli alla spesa scolastica.

a.g.

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