Grandangolo su Salerno

La situazione del litorale cittadino, tra grandi opere non concluse e mancanza di manutenzione ordinaria

Percorrendo idealmente il tragitto che parte dallo stadio Arechi e arriva al Porto commerciale possiamo farci un’idea molto chiara delle contraddizioni che coinvolgono la città di Salerno per quanto riguarda diversi fattori decisivi per lo sviluppo della sua economia, del turismo, della sistemazione urbanistica e quant’altro.

Si parte da Marina d’Arechi, dove grandi investimenti privati hanno realizzato un porto per imbarcazioni di lusso.

Intorno a questa nuova grande costruzione portuale si estende un vasto territorio ancora degradato, con parcheggi non asfaltati e una pista ciclabile ridotta in pessime condizioni, tutto ciò di fronte allo scheletro in cemento di quel PalaSalerno rimasto a simboleggiare l’inefficienza dei progetti sportivi cittadini.

Recentemente, tuttavia, la situazione è stata sbloccata dall’intervento del Coni e sulle macerie della mancata struttura dovrebbe sorgere il nuovo Palazzetto dello Sport.

Il condizionale è d’obbligo, perché di opere annunciate e mai terminate la nostra città è piena.

Basti pensare alla storia infinita della Cittadella Giudiziaria, “inaugurata” a ripetizione, con i lavori iniziati nell’ormai lontano 2002 e una spesa pubblica che ha raggiunto la straordinaria cifra di cento milioni di euro.

Riprendendo il cammino sul lungomare, dopo i primi lidi della zona di Mercatello arriviamo al porticciolo di Pastena.

Qui l’ambizioso progetto della costruzione di un altro porto cittadino è stato temporaneamente accantonato soltanto per problemi legati alle imprese che avrebbero dovuto realizzare l’opera.

Eppure, ormai da qualche anno, un comitato molto attivo come quello dei ragazzi di “Giù le mani dal Porticciolo” segnala tutte le possibili implicazioni negative che l’intervento avrebbe come impatto ambientale sul quartiere Pastena e non solo.

Sta di fatto che i lavori potrebbero sempre ripartire, mentre nel frattempo sono proprio i ragazzi del comitato a prendersi cura di un luogo che, se non fosse per il loro meritorio impegno, sarebbe lasciato a se stesso dal comune così come accade per altri km di litorale cittadino.

Il percorso che da Pastena ci porta a Torrione è infatti segnato da altre incompiute: una tra tutte la struttura detta dell’Ostello, un palazzo costruito in riva al mare, di fronte al forte la Carnale, che avrebbe dovuto ospitare una clinica privata.

Passano gli anni e la struttura rimane disabitata e inutilizzata: nel 2007 fu occupata simbolicamente per una settimana da cittadini e associazioni che la rianimarono giusto il tempo di fare qualche iniziativa e qualche concerto.

Passato quel breve periodo, e passati soprattutto altri nove lunghi anni, tutto è rimasto fermo.

Arriviamo finalmente a Salerno centro e ci dirigiamo da Piazza della Concordia a Santa Teresa: di fronte al nostro sguardo si erge imponente lo scheletro in cemento di quello che dovrebbe diventare, un giorno (non si sa quando) il futuro “Crescent”, l’opera per la quale si è speso maggiormente l’ex sindaco di Salerno e attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca.

Come è noto la costruzione del Crescent è osteggiata da una buona fetta di società civile, associazioni ambientaliste, movimenti e partiti per quanto riguarda l’opportunità di costruire un’opera così imponente e impattante sulla conformazione del litorale nonché di tutta la città di Salerno.

Alle loro proteste si è poi unita l’opera della magistratura inquirente, che indaga ormai da anni su un insieme di operazioni intricate dal punto di vista legale e che costituiscono un capitolo a parte molto rilevante per la politica cittadina.

Per ora la costruzione del Crescent rimane bloccata, dietro l’enorme palazzone non ci sono più le famose “Chiancarelle” ma nemmeno il Jolly Hotel e le giostrine.

Esito incerto, per gli stessi motivi ambientali e giudiziari, hanno anche i lavori sorti di fronte al Porto commerciale, quelli della cosiddetta “Porta Ovest” che passando sotto il viadotto Gatto coinvolge la collina in cui scorre il fiume Fusandola: dopo aver costruito gran parte della galleria anche qui i lavori si sono dovuti fermare per l’intervento della magistratura, qualcuno direbbe fortunatamente, perché i rischi ambientali sono davvero rilevanti e riguardano un tratto, quello che scende da Canalone al porto, molto delicato, lo stesso da cui partì la tragica inondazione del 1954.

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio ideale per il litorale salernitano.

Le problematiche, come abbiamo visto, sono effettivamente molteplici e riguardano diversi aspetti, dalla gestione pubblica messa in secondo piano rispetto al profitto dei privati fino a episodi di cattiva amministrazione.

Quello che convince di meno, in tutta questa storia dell’uso del litorale cittadino, è il perdurare di un modello incentrato su grandi opere faraoniche, spesso mai realizzate, che lasciano completamente disattesa la semplice manutenzione e messa in sicurezza del territorio.

 

Grandangolo su Salerno

1 Commento

  1. Silvana Serritiello Reply

    realtà lrabbrivSalerno,per la quale si è coniata la definizione di “città europea “, non riesce a decollare. Il motivo ovviamente sta nella ambizione di voler stravolgere una città di modeste dimensioni in una metropoli “megagalattica”.La configurazione del luogo, un territorio circondato da colline e che si affaccia su un golfo ben limitato, avrebbe diffidato chiunque dal progettare strutture eccessivamente ampie,sproporzionate rispetto al contesto naturale. Ma il delirio di onnipotenza non accetta limiti e procede cementificando i tratti più suggestivi di una costa che andava protetta e tutelata,anche a costo di deviare il del Fusandola,torrente che i vecchi salernitani ricordano per i danni provocati durante una terribile alluvione. L’ultimo tratto di quello che si può considerare un dei più bei Lungomare d’Italia, è stato dunque profanato da un ecomostro che sottrae anche alla vista dei cittadini uno splendido adagiarsi delle colline sul mare.Non sono una figlia delle Chiancarelle,ma non si potevano prevedere al loro posto strutture più dimensionate e in armonia con l’ambiente :giardini, parco giochi, museo del mare?
    La logica affaristica ha prevalso.Intanto il centro storico più arretrato rispetto alla costa rimane abbandonato e degradato, mentre una sua valorizzazione avrebbe portato grande beneficio ai cittadini e alla bellezza dei luoghi.

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