Grandangolo su Salerno

La problematica dell’immigrazione in città, tra percorsi di ghettizzazione e momenti di accoglienza e solidarietà popolare.

Spesso quando si parla di integrazione e di inserimento degli immigrati nella realtà sociale cittadina si presta il fianco ad una serie di stereotipi e di classificazioni in categorie indebite, che non riescono a centrare il punto della questione rispetto a una problematica comunque complessa.

Questo capita anche perché si fa fatica a distinguere tra buone pratiche di accoglienza e percorsi che di inclusione hanno poco o nulla, anzi, si contraddistinguono per ghettizzazione ed emarginazione di persone senza diritti, parcheggiate in centri di detenzione in attesa che arrivi una risposta alla domanda di asilo politico e di protezione internazionale: se la domanda viene accettata (caso molto raro) l’immigrato si troverà pur sempre in una condizione svantaggiata rispetto agli altri cittadini, perché è vissuto lontano dal contesto sociale, isolato e senza possibilità di parteciparvi realmente; nel caso, invece, molto diffuso, che il migrante richiedente asilo veda respinta la propria richiesta di accoglienza, ecco allora che si presentano due vie di fronte a lui, quella della deportazione coatta o quella della clandestinità.

Il caso degli egiziani approdati al porto di Salerno, assieme ad altre centinaia di migranti di diverse nazionalità, prontamente respinti e rispediti al proprio paese, riporta l’attenzione anche su un altro aspetto, ovvero sull’inefficacia di una procedura (quella della protezione internazionale) basata su un contesto storico ormai superato, quello della guerra fredda del secolo scorso in cui si accoglievano i dissidenti politici dei paesi dell’Est.

Oggi ci troviamo di fronte a problematiche molto diverse, ad esempio: l’Egitto, paese alleato dell’Occidente e impegnato nella lotta all’ISIS assieme agli stati europei, è una dittatura sanguinaria da cui scappano migliaia di giovani, per non finire uccisi e torturati nelle galere della polizia, oppure è una democrazia con cui possiamo stringere accordi economici miliardari piazzando le imprese italiane negli appalti dell’industria energetica?

Come si vede, in molte occasioni si considera la risposta più facile e immediata, ma sovente la più pericolosa per i diritti umani.

Come abbiamo fatto notare su questo sito in un precedente articolo, la situazione dei migranti sbarcati a Salerno e divisi al loro arrivo in piccoli centri di accoglienza-detenzione (strutture spurie e ambigue nella loro stessa identità costitutiva) continua ad essere critica: isolate e in attesa di una risposta da parte delle istituzioni, le persone ivi ospitate non possono certo costruirsi un futuro degno.

Il problema poi è che questi percorsi spesso conducono alla ghettizzazione e rischiano di acuire fenomeni di razzismo endemici e purtroppo radicati in parte della popolazione residente.

Gli sconcertanti episodi di qualche mese fa avvenuti nel quartiere Matierno, dove un piccolo nucleo di rifugiati minorenni ospitati in una struttura dello “Spraar” fu preso di mira per una presunta molestia commessa da un migrante (un fatto mai verificato, anzi, palesemente inventato) richiamano alla pericolosità di questa ghettizzazione non inclusiva.

Non siamo certo nel medioevo, quando le fortezze costruite in città servivano per osservare il possibile sbarco dei Saraceni sulle nostre coste: viviamo in una piccola frazione di un mondo globalizzato e interconnesso, nel quale la costruzione di barriere e muri diventa sempre più anacronistica.

Allora bisognerebbe fare leva su percorsi di accoglienza vera e di solidarietà reale: pure ce ne sono in città e andrebbero valorizzati.

Questi percorsi sono fatti da realtà sportive o da semplici cittadini, persone residenti in città che non vogliono guardare la carta d’identità o il colore del loro vicino di casa e sperimentano attività e momenti di aggregazione.

Il caso della squadra popolare di rugby “Zona Orientale”, una compagine sportiva antirazzista e aperta a tutti, è emblematico, ma ce ne sono pure altri, come quello del torneo di calcio organizzato a Torrione nel mercato tra giovani di diversa nazionalità e provenienza.

Su questi fatti importanti e necessari continueremo a tenere puntati i riflettori mantenendo viva l’attenzione.

Grandangolo su Salerno

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