Grandangolo su Salerno

IL RAPPORTO SVIMEZ 2018 EVIDENZIA UN MEZZOGIORNO ANCORA IN GRANDE DIFFICOLTA’

I dati del rapporto annuale dello Svimez evidenziano una serie di criticità nella condizione del sud piuttosto significative: al netto delle differenze interne tra una regione e l’altra del mezzogiorno, infatti (con la Sicilia che si presenta come “maglia nera” di ogni tipo di crescita o sviluppo economico e sociale rispetto alle altre regioni), le cifre parlano di enormi problematiche diffuse e soprattutto consolidate ormai da anni. La prima cifra che fa molto riflettere gli analisti è quella riguardante il progressivo svuotamento abitativo del mezzogiorno: negli ultimi sedici anni hanno abbandonato le regioni del sud 1.883.000 residenti. Questo dato pesa come un macigno su ogni idea di ripresa sociale per il meridione anche per la qualità della sua composizione: all’interno di questa clamorosa cifra di quasi due milioni di persone in meno nel dato complessivo dei residenti, è rilevante il numero di giovani che sono emigrati in cerca di lavoro, lasciando così un territorio impoverito e decisamente più “anziano” di com’era prima. Se l’emigrazione è rilevante, per quanto riguarda l’immigrazione abbiamo lo stesso fenomeno di abbandono delle regioni meridionali dei cittadini stranieri, anche loro alla ricerca di condizioni migliori di vita in altre regioni dell’Italia e dell’Europa: un dato che accomuna, dunque, meridionali e stranieri nella comune condizione di migranti economici, anche se per i secondi le condizioni materiali di vita sono di gran lunga peggiori visto il clima pesante di razzismo che si respira sempre più nelle città europee. All’interno del meridione in difficoltà non fa certo eccezione la provincia di Salerno, con le stesse percentuali di invecchiamento e di emigrazione, nonché di disoccupazione e povertà. Oggi il quotidiano cattolico “Avvenire” pubblica ad esempio un reportage sulla condizione di sfruttamento dei lavoratori della Piana del Sele: più di 20.000 persone sottopagate, senza quasi nessun servizio e aiuto, che lavorano nei campi mantenendo un’intera economia agricola locale. Questo dato dovrebbe far riflettere su una questione che non è sempre chiara quando escono rapporti sull’economia come quello dello Svimez: a fronte di ampissime fasce di popolazione povera (nel sud parliamo di milioni di persone sotto la soglia di povertà relativa) ci sono pur sempre consistenti minoranze abbienti che sono a capo di un modello produttivo che è esso stesso fonte di disuguaglianze, per cui se un lavoratore viene pagato 2 euro per una giornata intera di lavoro spesa nella Piana del Sele, ci sarà dall’altro lato un guadagno da parte delle aziende che potranno competere più facilmente sul mercato, arricchendo poche famiglie. In questa situazione così polarizzata bisogna ricordare anche le difficoltà che incontrano i lavoratori per raggiungere i campi: è notizia di oggi la morte di un uomo di 31 anni originario del Senegal travolto da un’automobile mentre si recava con la sua bicicletta per andare a lavorare nei campi della Piana del Sele.

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