Grandangolo su Salerno

IL FUTURO DI LINUX 26 ANNI DOPO

Sono passati 26 anni da quando il giovane programmatore informatico finlandese Linus Benedict Torvalds inviò una email ai suoi colleghi del progetto MINIX il 25 agosto 1991: “Hello everybody out there […] i’m doing a (free) operating system, just a hobby, won’t be big and professional […]”. MINIX era un sistema operativo che si ispirava al suo progenitore Unix, ma non aveva ancora un codice sorgente che ne permettesse modifiche, per cui il lavoro di Torvalds fu quello di scegliere la licenza libera GNU per il suo nuovo kernel, dando così inizio ad una nuova storia per il software libero in tutto il mondo.

Sebbene Torvalds scrivesse di voler proporre giusto “per hobby” un nuovo software non professionale come GNU, il suo kernel venne usato dallo stesso progetto di Stallman, diventando la base per le prime distribuzioni libere degli anni novanta come Debian e Slackware, distro che verranno appunto chiamate GNU/Linux dall’unione delle due parti del sistema operativo. Dopo ventisei anni molto è cambiato nello scenario del software libero, ma Torvalds continua a sviluppare il suo kernel, arrivato oggi alla versione 4.12, mentre le distro che utilizzano Linux sono centinaia e centinaia, sempre con nuove ispirazioni di fondo e progetti migliorativi, costituendo una quota di mercato per desktop che si aggira sul 3% globale: certo una piccola quota ma comunque in crescita costante rispetto ai big rivali Windows, Apple e Google.

Quale futuro per Linux e il mondo del free software dopo 26 anni da quella mail? Dove arriverà il progetto del programmatore finlandese nei prossimi anni?

Di certo oggi Linux è usato in svariati progetti professionali e utilizzato anche dai grandi colossi dell’informatica commerciale privata, a dimostrazione della grande intuizione originaria di Torvalds, ovvero quella di mettere a disposizione la base di un sistema operativo che raccogliesse l’eredità di Unix portandola alle masse e liberando il codice. A mio parere è proprio nella riscoperta della filosofia Unix che può essere oggi ripensato un progetto per il futuro di Linux: si tratta di guardare al passato per immaginare il futuro, perché lo spirito originario da cui nacque il kernel di MINIX era proprio quello di diffondere una versione libera di Unix, un sistema chiuso e proprietario che per le sue idee costitutive rappresentava una vera alternativa a Windows di Microsoft e ai Mac di Steve Jobs. La filosofia della semplicità tipica di Unix è stata raccolta anche da un altro sistema operativo libero come BSD (Berkeley Software Distribution) e forse in futuro la commistione e una nuova unione tra BSD e Linux potrà portare a nuove distribuzioni più solide, semplici e funzionanti per gli utenti. A questo riguardo c’è una grande polemica tra programmatori e utenti del software libero da quando alcuni grandi gruppi che operano nel settore informatico come Red Hat hanno imposto un programma di init come Systemd che sembra allontanarsi dalla filosofia Unix per far entrare dentro Linux alcune problematicità che sembrano più tipiche di Windows che del free software. Per questo motivo oggi alcune distro GNU/Linux che non adottano Systemd (innanzitutto Slackware) possono costituire la base per nuove proposte semplici ed efficaci, così come anni fa Ubuntu divenne la base per diffondere Debian al grande pubblico. Se guardiamo sul sito web Distrowatch.com oggi possiamo leggere anche i commenti degli utenti alle varie distribuzioni e farci un’opinione sulla situazione riguardo le esigenze del pubblico che usa Linux e avere un’idea di quelle che potrebbero essere in futuro alcune nuove linee di sviluppo. Un progetto come Devuan di proporre Debian senza Systemd è stato ad esempio molto apprezzato dai lettori di distrowatch, tanto che la distro appena entrata nella lista delle prime 100 versioni di Linux monitorate dalla pagina internet per visualizzazioni si è subito piazzata al posto numero 35. Un altro commento significativo su distrowatch riguarda Salix, la distro basata su Slackware di cui abbiamo già parlato in precedenza su questa stessa rubrica: “Salix è la distro più sottovalutata -scrive un anonimo lettore del sito- Mi sono impegnato a provare Slackware e ho pensato che Salix potrebbe essere un buon punto di partenza. Innanzitutto, Salix è molto più facile da installare di Slackware ma ancora non è stata scoperta dagli utenti più esigenti di Linux. Ho installato la versione 14.2 XFCE ISO e durante l’installazione ho potuto scegliere tra 3 immagini diverse: completa, ridotta e di base. Ho scelto l’installazione completa per vedere come avrebbe funzionato sul mio vecchio computer portatile e mi ha sorpreso, è molto leggera pur essendo piena di elementi essenziali e di alcuni extra. È possibile installare facilmente i pacchetti precompilati tramite la riga di comando o utilizzando il gestore di pacchetti gslapt (che è utile per la ricerca di pacchetti specifici). Esiste anche un software preinstallato per la compilazione dei propri pacchetti se si preferisce quel metodo. Nel complesso, Salix è una distro molto solida che sembra essere trascurata a causa dell’accessibilità di altre distro. Dobbiamo mantenere viva la libertà d’init e mantenere vivi i progetti come Salix. Diciamo no a systemd”.

 

Luigi Narni Mancinelli

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