Grandangolo su Salerno

GLI EFFETTI DELLA FINE DEGLI SBARCHI IN UN REPORTAGE DI AVVENIRE

Qualche settimana fa scrivevamo sulle pagine di questo blog come gli sbarchi dei migranti presso il porto di Salerno sarebbero presto finiti, perché la situazione sulle coste libiche e nel canale di Sicilia stava cambiando rapidamente.

Lo scenario in effetti è cambiato in maniera drastica, con la chiusura della rotta nel mediterraneo utilizzata dalle imbarcazioni provenienti dalla Libia grazie agli accordi del governo italiano con i fragili poteri presenti oggi nel paese africano, spesso gli stessi poteri che hanno gestito in modo criminale i traffici dei barconi sequestrando e torturando i migranti.

Non avremo dunque probabilmente per molto tempo gli sbarchi nel porto cittadino e forse cesseranno gli allarmi per la presunta invasione, ma ciò non toglie che la questione rimanga lo stesso molto preoccupante.

A segnalare le problematiche irrisolte e aggravate è un reportage apparso recentemente sul quotidiano Avvenire, organo di stampa della Conferenza Episcopale Italiana: il giornale dei vescovi ha pubblicato infatti un lungo articolo del suo inviato in Libia, il giornalista Nello Scavo.

L’articolo si intitola “Ecco l’inferno libico: un milione di profughi in trappola”, già dal titolo si intuisce quanto la situazione sia tutt’altro che “sotto controllo”, si è anzi solo spostata di qualche centinaio di km la parte calda del problema.

Ecco un passaggio saliente del reportage di Scavo: “Il buco nero delle prigioni clandestine ha numeri da Terzo Reich. Stando a fonti locali dell’Organizzazione internazionale dei migranti, sono circa 400mila i profughi “contabilizzati” dalle autorità di Tripoli, ma quelli rimasti imprigionati nel Paese, secondo stime ufficiose confermate anche da fonti di intelligence italiane, sarebbero tra gli 800mila e il milione.

Dall’Oim segnalano però che i centri di detenzione sotto il controllo del governo e dei 14 sindaci che si sono accordati con l’Italia per fermare le partenze sono una trentina, e al momento vi sarebbero rinchiuse non più di 15mila persone.

Dove sono stati inghiottiti gli altri?”.

Gli altri migranti, continua il giornalista di Avvenire, sono reclusi in vari centri di detenzione in diverse città libiche, luoghi simili a campi di concentramento in cui le persone vengono torturate e stuprate: “Da qualche settimana, dicono i trafficanti di gasolio, c’è solo gente che entra e nessuno che va via coi gommoni.

Una situazione esplosiva che fa essere gli scafisti ancora più cattivi, forse per il timore di non poter fronteggiare da soli una rivolta di centinaia di persone”.

 

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