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GHOST IN THE SHELL

“Ghost in the shell” è una saga mediale nata in Giappone negli anni novanta che si è sviluppata attraverso varie espressioni artistiche: fumetti (manga e anime), film, romanzi e anche videogame.

La storia è tipica del genere di fantascienza, siamo proiettati in una metropoli del futuro in cui la tecnologia ha fatto passi da gigante, soprattutto nella possibilità di modificazione del corpo umano tramite innesti meccanici: oltre i robot, infatti, sono stati sperimentati dei cyborg che hanno di umano esclusivamente il cervello, che viene impiantato in un complesso artificiale.

Da questa unione di cervello e corpo sintetico nasce dunque il titolo della saga, perché la materia celebrale è l’anima, il “Ghost”, qualcosa di inesplicabile che non risponde ai comandi del software con cui si gestiscono i cyborg nella loro apparecchiatura e il loro guscio sintetico (la shell). Abbiamo dunque uno degli elementi principali del genere di fantascienza, ovvero la narrazione e l’esplorazione di quel confine sempre più stretto e labile che separa l’umano dal non umano.

Questa linea narrativa, assieme ad un’ambientazione metropolitana futuristica che richiama anche ad alcuni aspetti estetici propri del Giappone contemporaneo, si intreccia con una trama poliziesca dai toni cyberpunk.

Se i cyborg sono infatti governati da software elaboratissimi, alcuni hacker possono intervenire e modificarli eventualmente a loro piacimento, trasformando quelle che sono mere armi in mano alla polizia rivoltandogliele contro, puntando allo sviluppo dell’autocoscienza che resta viva nel ghost, nell’anima racchiusa dal guscio robotico.

Nel 2017 “Ghost in the shell” è apparso sui grandi schermi nella sua versione hollywoodiana, con l’attrice Scarlett Johansson come protagonista assoluta della pellicola cinematografica, assieme a Johan Philip “Pilou” Asbæk, attore danese che abbiamo visto recentemente nella fortunata serie televisiva “Game of thrones” nel ruolo del Re usurpatore del regno degli “Uomini di ferro” che si schiera dalla parte della cattivissima regina Cersei.

Nel film hollywoodiano ci sono molte scene che richiamano altre produzioni della saga giapponese, sia dei fumetti che di altre elaborazioni cinematografiche precedenti: il film è molto bello proprio perché riesce a mettere in pratica attraverso la sua produzione tecnologica computerizzata proprio alcuni aspetti contenutistici dell’idea dell’opera.

 

Luigi Narni Mancinelli

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