Grandangolo su Salerno

ADESSO VIENE LA NOTTE

Nato, secondo il racconto biblico, nella schiera degli “angeli”, Lucifero il-portatore-di-luce sceglie la via della disobbedienza al Signore e diventa una presenza inquietante nella storia degli uomini, sempre in contrasto con i disegni della Provvidenza celeste. Dire che la presenza del diavolo, questo essere rappresentato nell’iconografia cristiana nelle forme  più mostruose possibili (il misto di animale e uomo, la bestia con la coda e le corna o l’animale abnorme) si riscontri solo nella politica medievale è una grande inesattezza. Per tutti i secoli successivi i poteri alle prese con scelte etiche nell’ambito di controversie politiche e religiose hanno incontrato l’oscura presenza di colui-che-divide, dell’angelo decaduto e passato dalla schiera dei buoni a quella dei cattivi di cui è a capo. L’impero del Male venne sconfitto dall’attore americano Ronald Reagan salito al governo a capo delle forze cristiane: grazie all’accordo stabilito con la Santa Sede di Giovanni Paolo II, Reagan passerà alla storia come colui che vinse la battaglia contro l’ateismo sovietico ed il Patto di Varsavia. Fu proprio un predecessore del pontefice polacco, Papa Paolo VI, l’italiano Montini, a denunciare la presenza nella scena politica degli anni settanta di “un essere oscuro e conturbante che semina errori e sventure nella storia umana”. Sin nelle segrete stanze del Vaticano, a contatto con il vertice della Chiesa di Cristo, si potevano scorgere secondo il tormentato pontefice gli odori acri dei “fumi di Satana”. Paolo VI è lo scomodo erede della rivoluzione progressista operata dal Concilio Vaticano II, inopinatamente indetto da Giovanni XXIII, un vecchio “Papa di transizione” che sconvolse l’intera Chiesa convocando la sessione plenaria dei vescovi di tutto il mondo per affrontare il cambiamento epocale causato dall’incontro tra il cristianesimo e la modernità. Lo stesso Montini, che pure era contato nel novero dei cardinali “progressisti”, di fronte a tale fiducioso e ardito salto nel buio di affrontare con secoli di ritardo la Riforma protestante, avrebbe preferito all’ufficialità dogmatica di un Concilio la più asettica sede di una Fondazione di Studi per parlare di un eventuale disegno riformatore di là da venire. Dopo la morte di Papa Giovanni, dunque, Paolo VI si trova a dover fronteggiare sia la conclusione del Concilio ancora in corso che l’atteggiamento aggressivo di vasti settori della Chiesa che, incoraggiati dalle riforme conciliari, proponevano al progressista Montini delle aperture più radicali in tema di etica e politica. Montini fu dominato dall’incertezza e dalla paura verso l’approdo estremo della barca di Pietro a lidi eccessivamente mondani e moderni. La sua modernità era quella del neo- tomismo francese, quella di un ordinato razionalismo che bloccava al centro tutte le possibili fughe conservatrici o rivoluzionarie. Montini ebbe paura del nuovo e bloccò le spinte innovatrici provenienti dal basso fino a proclamare decisi stop come nell’enciclica Humanae Vitae in tema di morale sessuale mentre sosteneva decisamente la Democrazia Cristiana appoggiandosi ai suoi referenti storici degli universitari cattolici della FUCI di cui era stato Assistente, le correnti sociali della Dc e Aldo Moro in particolare. Rinchiuso nelle stanze vaticane dall’assedio di destra e sinistra, Montini sente salire le sataniche esalazioni e percepisce fisicamente l’attacco inferto nel cuore della Chiesa. Da che stanza provengono i fumi di Satana? Da quelle della teologia modernista o da quelle della Curia conservatrice che stringe accordi economici inconfessabili con le logge massoniche, la criminalità organizzata e la destra eversiva? Si sarebbe tentati di pensare che Paolo VI dovesse temere più le seconde mentre invece era preoccupato molto più probabilmente dalle prime. Il rapimento del suo amico personale Aldo Moro è la strettoia finale in cui si trova relegato Montini e tutta la sua dolente figura intellettuale viene sovrastata dalla tragedia di un potere contrastato coi mezzi ambigui del tradimento e della sfida violenta. Si dice che nell’accorato appello agli “uomini delle Brigate Rosse” di liberare Aldo Moro sia stata aggiunta quella decisiva postilla “senza condizioni” dopo un’imposizione giunta dall’esterno, dal mondo della politica democristiana. Si dice pure che a vergare quelle parole su un bigliettino sia stato Giulio Andreotti, il politico cattolico di lungo corso avvezzo ad ogni diavoleria, non a caso soprannominato Belzebù: “Mercoledì 15 Novembre 1972. Festa di Sant’Alberto Magno, maestro di san Tommaso. Il Papa parla a seimila pellegrini convenuti all’udienza generale del terzo mercoledì del mese. È un discorso lungo e complesso, le parole spesso giungono solo a tratti alla folla che ascolta, stupita e sconcertata, in un silenzio assoluto. “…Uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male che chiamiamo il Demonio. Prima di chiarire il nostro pensiero invitiamo il vostro ad aprirsi alla luce della fede sulla visione della vita umana…Tutto ha un senso, tutto ha un fine, tutto ha un ordine…La visione cristiana del cosmo e della vita è pertanto trionfalmente ottimista…Ma è completa questa visione? È esatta? Nulla ci importano le deficienze che sono nel mondo? Le disfunzioni delle cose rispetto alla nostra esistenza? Il dolore, la morte? La cattiveria, la crudeltà, il peccato, in una parola, il male? E non vediamo quanto male è nel mondo? Non è forse questo un triste spettacolo, un inesplicabile mistero?…Lo troviamo nel regno della natura, dove tante sue manifestazioni sembrano a noi denunciare un disordine. Poi lo troviamo nell’ambito dell’umano, dove incontriamo la debolezza, la fragilità, il dolore, la morte. Troviamo il peccato, perversione della libertà umana, e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita, e poi, a sua volta, occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa…Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana…È lui il perfido e astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, dalla fantasia, dalla concupiscenza, della logica utopistica…È su questo Demonio e sugli influssi che egli può esercitare e sulle singole persone, come sulle comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è…Vi sono segni, e quali, della presenza dell’azione diabolica? E quali sono i mezzi di difesa contro così insidioso pericolo? La risposta alla prima domanda impone molta cautela, anche se i segni del Maligno sembrano talora farsi evidenti…Il problema del male rimane uno dei più grandi e permanenti problemi per lo spirito umano…’Siamo nati da Dio, e tutto il mondo è posto sotto il Maligno’…Il cristiano dev’essere militante : deve essere militante e forte; e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanate certe incursioni diaboliche…Padre nostro, liberaci dal male!”[F.Parazzoli, Adesso viene la notte, Mondadori, Milano, 2008, pp.34-36.]. Come nel Libro di Giobbe, nel dramma di Parazzoli sono Dio e il Maligno a stringere una scandalosa scommessa per vedere se il servo fedele rimanga saldo durante le avversità. Oggetto del gioco tra il Bene e il Male è il pontefice italiano che, come Giobbe, verrà messo alla prova nei suoi affetti più cari. Aldo Moro verrà ucciso, Montini morirà solo tre mesi dopo. Nel momento più drammatico della sfida, Paolo VI denuncia al mondo intero che sulla scena è presente un terzo incomodo, un mostro potente, che cambia le regole del gioco intervenendo in prima persona.

 

Luigi Narni Mancinelli

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